Per strada - non volendo - ho raccolto camminando una solitudine nuova: bianca e a forma di fiore. La tengo tra i capelli. Sembra che non sia mortale.
oggi la mia testa non ha pace corre appresso al cuore che non sta fermo un attimo
il tempo di distrarmi a fare un che di pratico che lui e` sgattaiolato a ruzzolarsi la`, dove c`e` luce in forma di ricordo sogno speranza miele.
vieni, tesoro mio inquieto dai tempo al tempo cuore, vieni
facciamo il gioco del silenzio.
Non c`e` verso: ogni volta mi spiazzi e le parole pur messe a fuoco si velano di bianco. Immagine indefinita. Le mie poesie di te sono sempre mosse.
Nel frattempo anche io, poche parole, il filo dritto piano le spalle nude a fendere la piazza un passo dopo l`altro, la luce tra i capelli e gli occhi d`uomo come un assenso sulle vene calde al collo. Nel frattempo che il pomeriggio si fa.
Mi muovo dentro a millimetri atomi e tu mi senti. Non lo sai ma mi chiedi di essere sola. Di andarmene se non ci sei. Per tornare -da- me.
Ti guardo andare sul sentiero mai tracciato dei tuoi passi. Stringe il nodo il passo lungo senza abbandono. Un morso mi tenta alla fuga. Ma se non hai paura nemmeno io m`arrendo. E mordo il morso che mi vuole morta.
E corro il rischio.
Ti stringo come non sapevo a me la pelle bianca tua, nelle mie mani e il bacio che mi rende donna in bocca per la prima volta. Sale scorrendo dal mio petto in su e chiude gli occhi e mi fa muta, e piena ed e` presente e mi ritorna indietro.
Tu mi fai donna.
E altro non so se non che altro non c`e`.
Un bozzolo di seta spalmato piano. Una scoperta, un`altra che non sai. Non te l`ho detto poi che con le mani ho raccolto a cerchi e a onde il tuo abbandono e adesso ce l`ho dentro. E non ti ho detto neanche che nel tuo sonno morbido ho ritrovato il mio. Come in quel bacio muto che per la prima volta mi hai insegnato. La testa l`ho perduta e ancora tremo.
Mi conto che sei in africa oppure che e` finita? Niente giraffe, e no nessuno in vista.
In mezzo alla radura, -circolare- stendo le gambe corse e allungo il collo. Fossi animale non sentirei l`assenza, mi muoverei a ragione solo nei giorni d`estro. Invece oggi e` domenica, e non e` mai bestiale.
Esigo, quindi sono essere umano, e donna.
La mia mano al rovescio dovrei girare per catturarti nell`antro soffocato dei tuoi calzoni.
Una panchina nel crocevia di vento e passi fuori da ghiaia e fango, il giorno s`e` tuffato nel tuo pile, dove io lo cerco.
Piccolo accanto dorme.
Sveglio il corpo troppo coperto m`accendi. E rispondi. Inverno sopra. Ora che scade in fretta.
Andiamo, qui ci si bagna.
Acqua che fugge via tempo che scappa e ci ritrova -sospiri appesi- e occhi di spugna pronta al sorso suo piu` dolce.
Asciuga il lungo mare, tempo che sgoccia e avvolge: presto a tornare.
Non un istante: sei tu, sconosciuto da sempre. E mi lascio, pelle negli occhi immensi, che mi ritrovo dentro. E mai li avevo persi.
Nel piu` dolce dei modi - Amore - ci siamo detti addio io non vorrei piu` uscire. Nel piu` amaro dei modi - Vita - abbiamo appeso gli occhi ad asciugare (prima di andare). Nell`angolo piu` muto - Sola - ho messo via la pelle a ricordare.
Un riverbero, luce sul fondo, linee dolci di sabbia mutevole, a onde. Acquatica musica, muta raccoglie, lo avvolge, il corpo senza peso.
Lascia. Sento un`immagine liquida. Dagli occhi fluisce un mare salato che senz`avviso ti trova.
Per un punto e una linea faccio cose di uomo e di donna. Nel giro in tondo avanzo, vado, arranco. Senza ragione -a buchi- s`affaccia l`intuizione di un bene senza resto, ne` ricevuta.
Suono e colore fanno la prima immagine senza disegno. aaaaaaaaaaa
L`ora, il tempo lungo: tutto e` un istante e combacia e si fa luce e ombre.
Ricordo senza memoria onda senza spiaggia languido moto interno. Indietro.
Una parete divisa in due dal sogno, due peli della tua barba -soli- in un lago di pelle, le mattonelle scalze della mattina e parole - come gatti che si accoppiano. Linee, confini e ripartenze di un`immagine non ancora svezzata.
Camminando nel mare - l`acqua sul ventre - non saprei dire quanto tempo mi scorse. Andavo, le mani immerse docili, controcorrente. Mai piu` feci ritorno da quell`andare.
Cercando sparse parole altrui per raccontarti me risale come un rampicante in gola e fino agli occhi il nome, il mio su una pagina bianca ancora. Un fiotto - spruzzo - e sono io. Nessuna citazione sara` mai leggera tanto da lasciarmi nuda come voglio.
Muta. Il suono senza forma rimbalza tra le mura del mio petto e nella pancia, e stenta, e cambia senza riuscire a uscire.
Ti guardo mentre da un altro mondo mi sfiori fermo, petalo a petalo, e non hai ganci per attraccare. Nessuna cima colgo.
Un peso, un nodo in mezzo un vuoto. Invisibile, invista, proseguo e strano in bocca rimane un senso acidulo, come una visita di cortesia.
Dopo avermi resa cava, ti affacci e lanci sassi all`eco che ti bagna. Ribussi da lontano senza nemmeno il corpo a dichiarare un`imprevista intrattenuta goccia di mancanza. Non hai che freddo e sale e sabbia nelle mani.
E a me non resta -vivida- che andare.
In cosi` poco tempo hai preso tutta l`aria e le mie notti, chiare.
Fingendo di sparire mi trattieni, e spingi, e su di te tu annodi le mie ore.
Ma in cosi` poco tempo non si puo` fare, non si puo` dire.
Che non si svegli pelle per favore, perche` nei tuoi programmi non e` ora, adesso, di ritrovarci al mare.
Le settimane si accartocciano. Ho addosso una pelle di alluminio stropicciato pure sensibile al minimo tocco e sempre piu` giovane alla mano del tempo. Oggi piove. Il rumore di cellophane richiama gli occhi al vetro e tu non ci sei. Forse hai tagliato i capelli per sembrarle uomo di zecca. A lei sentire, - sentenziare - di te mentre io guardo fuori ancora e si`, aspetto, che mi passi da dentro la tua essenza dolciastra e il tuo viso, che mi suona, ancora cosi` bene.
Sali, uomo pirata, sulla mia gonna viola pizzicata che ti raccolse prima e senza assenso ben prima di arricciarsi arresa al buio.
Vieni, occhio socchiuso, e segui la mia musica gitana che in circolo e di schiena ti racconta di uomini e di streghe in mezzo al grano.
Fuggi, col volto acceso, e lascia la mia pelle abbandonata che ancora sa di te e piena dimentica i tuoi capelli morbidi sul seno.
Lo senti? stavolta siamo lontani per davvero, finalmente. Cosi` posso vederti e muovere i fianchi a otto, sulle punte in bilico, rischiando di cadere o di pescarti a me. Lo senti? fa piu` caldo ora.
Piu` a fondo vanno le radici serpi di un`incertezza a piombo e senza appiglio e piu` -come telline- affiorano tutte le luci al viso, a respirare. Come a guardare il mondo da un terrazzo.
Fammi da specchio e dimmi quello che ancora non mi sono persa.
Dalla nuda finestra assolata aspetto, a pelle aperta, di vederti arrivare e so che nessun`ora ci lega.
Occhi come imbuti raccolgono andature infamiliari. I miei capelli al sole si scaldano all`idea di te che sei altrove, che non verrai, che sorgerai estraneo dalla scala viva del metro`. O forse no.
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